16 Gen Farmaci e nuove terapie per l’iperfagia nella Sindrome di Prader‑Willi: intervista al Dott. Fintini
Grazie alla sua lunga esperienza con pazienti PWS, è considerato un riferimento nazionale per l’approccio multidisciplinare che integra aspetti endocrinologici, nutrizionali, comportamentali e farmacologici.
Oggi qual è il farmaco considerato più avanzato per il trattamento dell’iperfagia nella PWS?
«Il farmaco che ha fornito i risultati più consistenti è il Diazoxide choline controlled‑release (DCCR). Agisce sul metabolismo energetico e sui segnali ipotalamici che regolano la fame. Gli studi di fase 3, insieme ai successivi studi di estensione su ampi gruppi di pazienti, hanno evidenziato un miglioramento significativo dell’iperfagia.
Il 27 marzo 2025 la FDA ne ha approvato l’uso negli Stati Uniti con il nome commerciale VYKAT XR per i pazienti con PWS e iperfagia.
In Europa e in Italia siamo ora in attesa della valutazione da parte di EMA e AIFA.»
Anche Setmelanotide è stato molto discusso negli ultimi anni. Qual è la situazione attuale?
«Setmelanotide è un agonista del recettore MC4R, già approvato per alcune forme di obesità genetica molto rare. Nella PWS, però, i risultati iniziali sono stati parziali: alcuni pazienti hanno mostrato un miglioramento, altri no.
Per questo è in corso una nuova sperimentazione, che mira a selezionare meglio i pazienti e valutare dosaggi differenti. I dati non sono ancora disponibili, ma le prospettive sono considerate incoraggianti rispetto ai primi trial.»
Parliamo ora dell’ossitocina e dei suoi analoghi, spesso citati per il loro impatto su comportamento e sazietà.
«L’interesse verso l’ossitocina nasce dal suo ruolo nella regolazione del comportamento alimentare e dell’impulsività.
L’analogo più studiato è la carbetocina, che ha dimostrato di ridurre alcuni comportamenti legati all’iperfagia. Una nuova sperimentazione europea e italiana era in fase di avvio, ma è stata momentaneamente sospesa per motivazioni tecniche da parte dell’azienda promotrice. È probabile che riprenda non appena verranno risolte le criticità organizzative.
Per quanto riguarda l’ossitocina tradizionale, i risultati più interessanti emergono quando viene somministrata nei primi mesi di vita: sembra influenzare favorevolmente la traiettoria dello sviluppo, con effetti a lungo termine su comportamento, regolazione emotiva e iperfagia.
In Francia è già utilizzata off‑label, mentre è previsto un nuovo trial clinico nel 2027, anche in Italia, rivolto ai bambini entro i primi 3 mesi di vita con follow‑up a 4 anni.»
E per quanto riguarda farmaci già noti per il trattamento dell’obesità, come gli analoghi del GLP‑1?
«Gli analoghi GLP‑1, come liraglutide o semaglutide, non sono specificamente sviluppati per la PWS. Alcuni studi pilota con exenatide e liraglutide purtroppo non hanno mostrato benefici clinici significativi sull’iperfagia.
Nonostante ciò, in casi selezionati è possibile valutarne l’uso off‑label, soprattutto quando coesistono altre condizioni metaboliche che ne giustificano la prescrizione.»
Si parla spesso anche dei farmaci analoghi della CCK. Cosa sappiamo?
«Sono tra le molecole emergenti più promettenti. Gli analoghi della CCK (colecistochinina) agiscono modulando l’appetito, la sazietà e secondariamente alcuni comportamenti legati all’iperfagia.
Negli Stati Uniti è in avvio una sperimentazione promossa da AARDVARK THERAPEUTICS che coinvolgerà adulti e bambini con PWS.
Europa e Italia erano inizialmente incluse nel trial, poi escluse per motivazioni burocratiche.
I dati preliminari – non ancora pubblicati – sembrano però molto incoraggianti.»
E i farmaci che modulano grelina o l’enzima GOAT?
«Questi farmaci mirano a intervenire sulla produzione o sull’attivazione della grelina, il principale ormone della fame, notoriamente molto elevato nella PWS.
Sono molecole ancora in fase iniziale di sviluppo e finora non hanno mostrato i risultati sperati nei trial clinici.
La ricerca continua, ma si tratta di una strada ancora lunga.»
In generale, quali sono i principali meccanismi su cui agiscono questi farmaci?
«Le terapie in studio mirano a:
- ridurre il segnale della fame (es. modulazione grelina, MC4R)
- aumentare il senso di sazietà
- migliorare la regolazione ipotalamica
- ridurre ansia, impulsività e comportamenti disfunzionali
- modulare il metabolismo energetico
Questo perché la PWS non è semplicemente “fame eccessiva”, ma una disfunzione neuroendocrina complessa. Per questo i target terapeutici sono diversi e nessun farmaco da solo può risolvere il quadro clinico.»
Quali sono le prospettive per il futuro?
«Non abbiamo ancora una terapia risolutiva, ma negli ultimi anni la ricerca ha compiuto un salto di qualità importante.
L’approvazione del DCCR/VYKTxr rappresenta un passaggio storico e molti studi in corso potrebbero ampliare ulteriormente le opzioni terapeutiche.
L’auspicio è che nei prossimi anni le nuove terapie possano essere disponibili anche in Europa e che i trial in corso confermino i risultati più promettenti.»
La ricerca sull’iperfagia nella PWS sta vivendo un momento di grande fermento.
Se da un lato non esiste ancora un farmaco capace di risolvere il problema in modo definitivo, dall’altro le nuove molecole e le sperimentazioni in corso aprono scenari impensabili fino a pochi anni fa.
È un percorso lungo, ma per la comunità PWS rappresenta una prospettiva di cambiamento reale.