Setmelanotide e sindrome di Prader-Willi: i dati a sei mesi parlano chiaro

Setmelanotide e sindrome di Prader-Willi: i dati a sei mesi parlano chiaro

Quando la ricerca avanza, anche a piccoli passi, le famiglie hanno il diritto di saperlo. E i dati presentati a giugno 2026 all’ENDO – il congresso annuale della Endocrine Society – meritano di essere raccontati con attenzione.

Rhythm Pharmaceuticals ha presentato i risultati intermedi a sei mesi del suo studio di Fase 2 sul setmelanotide nella sindrome di Prader-Willi. I numeri sono incoraggianti su più fronti: peso, composizione corporea, iperfagia, ansia e comportamento.

Cos’è il setmelanotide e perché è rilevante per la PWS

Il setmelanotide è un farmaco che agisce attivando il recettore della melanocortina-4 (MC4R), una via biologica fondamentale per la regolazione della fame e del bilancio energetico. Nella sindrome di Prader-Willi questa via è compromessa ed è proprio da questa disfunzione che nasce l’iperfagia cronica, la fame insaziabile che caratterizza la sindrome e che condiziona ogni aspetto della vita dei pazienti e delle loro famiglie.

Il farmaco è già approvato per altre forme genetiche rare di obesità. Rhythm sta ora valutando se possa essere efficace anche nella PWS.

I risultati a sei mesi: cosa dicono i dati

I risultati dell’analisi a sei mesi, con una data di riferimento al 7 maggio 2026, mostrano che il trattamento con setmelanotide è stato associato a miglioramenti su più endpoint clinicamente rilevanti.

Lo studio ha coinvolto 18 persone con sindrome di Prader-Willi tra i 6 e i 65 anni; i dati a sei mesi erano disponibili per 17 partecipanti. Ecco i risultati principali:

Sul fronte del peso, la riduzione media del BMI è stata del 3,11% negli adulti (10 pazienti), con sei che hanno raggiunto una riduzione superiore al 2,5% e quattro oltre il 4%. Nei pazienti pediatrici (7 bambini) la riduzione media è stata del 3,00%, con cinque su sette che hanno raggiunto una riduzione clinicamente significativa dello z-score del BMI.

Sulla composizione corporea, il setmelanotide ha consentito la riduzione della massa grassa preservando la massa muscolare magra, sulla base dei dati DEXA disponibili per 16 partecipanti.

Sull’iperfagia e il comportamento, la maggior parte dei pazienti con sintomi da moderati a gravi ha mostrato miglioramenti nei comportamenti legati al cibo e nella percezione della fame. I ricercatori hanno osservato miglioramenti anche sui parametri relativi all’ansia e al comportamento alimentare, con potenziali benefici non solo per i pazienti ma anche per chi li assiste quotidianamente.

La sicurezza del trattamento

Il profilo di sicurezza osservato è risultato coerente con quanto già noto dagli studi precedenti sul setmelanotide. Gli effetti collaterali più frequenti sono stati le reazioni nel sito di iniezione (nel 61% dei partecipanti) e l’iperpigmentazione cutanea, ovvero uno scurimento della pelle (56%). Non sono emersi nuovi problemi di sicurezza nel corso dei sei mesi.

Cosa succede adesso

Rhythm Pharmaceuticals ha comunicato che questi risultati positivi rafforzano la logica per lo sviluppo in Fase 3 del setmelanotide nella sindrome di Prader-Willi. Lo studio è ancora in corso: altri partecipanti stanno continuando il trattamento e i dati a lungo termine forniranno un quadro più completo.

È importante mantenere la giusta prospettiva: si tratta di uno studio in Fase 2, con un campione limitato. I risultati sono promettenti, non definitivi. Ma la direzione è quella giusta  e per le famiglie che attendono da anni una terapia efficace sull’iperfagia, ogni passo in avanti conta.

Continuiamo a seguire l’evoluzione di questo studio e della ricerca sulla sindrome di Prader-Willi. Perché ogni aggiornamento, anche quello in divenire, vale la pena conoscerlo.